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Antonio Albanese a Fuoricinema: «Milano ti insegna l’ironia»

Antonio Albanese a Fuoricinema: «Milano ti insegna l’ironia»
Da: Alla Radio Pubblicato In: Settembre 19, 2020 Visualizzato: 24

Antonio Albanese a Fuoricinema: «Milano ti insegna l’ironia»

«Si dice sempre che a Milano c’è il pubblico vero, ed è proprio così»: a Fuoricinema, la rassegna di incontri con artisti e personalità del mondo del cinema, dello spettacolo, della cultura e dell’informazione (fino a questa sera nei giardini della Triennale a Milano) Antonio Albanese ha dialogato sull’essere interpreti oggi con il produttore cinematografico Lionello Cerri.

Partendo proprio dal suo rapporto con il capoluogo lombardo che ha fatto da scenario ai suoi inizi: «Sono nato sul lago ma è Milano che mi ha fatto capire tante cose, mi ha abbracciato e mi ha aiutato a sviluppare la mia comicità. La Paolo Grassi mi ha dato la grande possibilità di cominciare. Ho iniziato con personaggi folli e avevo bisogno di un certo tipo di ironia che Milano ha. È una città sempre curiosa, va avanti e non è mai in ritardo. Cerco di seguirla, mi fa vivere bene». Il primo personaggio, Epifanio, nasce da uno spettacolo di Dario Manfredini fatto all’Out Off («Stranissimo, raccontava l’ingenuità»). Da lì sono arrivati gli altri, come Cetto La Qualunque e il Ministro della Paura: «Il Paese nel frattempo va avanti: amo seguire il tempo, mi piace raccontare quello che viviamo in questo momento e i miei personaggi nascono dallo sguardo che quotidianamente do a questa città». La comicità per Albanese è «una delle forme d’arte più assoluta».

Purtroppo però in questo periodo l’Italia sta perdendo l’ironia: «È un segnale terribile: quando un Paese perde l’ironia perde energia. Mi fa molto male, nessuno cerca di individuare questo problema: noi italiani – che abbiamo inventato la commedia dell’arte – dobbiamo alimentare l’ironia, quotidianamente, però abbiamo bisogno di punti di riferimento, di idee, che un po’ stanno mancando». Un’altra cosa da recuperare è il rapporto con il pubblico: «Mi sento banalissimo a dirlo, ma hanno aperto le discoteche: forse speravano di uccidere il virus per soffocamento. Io aprirei tutti i teatri, con garbo e attenzione. I teatri e i cinema devono riaprire non perché faccio il teatrante, ma perché è un momento di aggregazione – anche distanziato – come fosse una cerimonia religiosa. Se tu hai voglia di realizzare delle cose diverse, per sorprendere, non puoi pensare di essere solo. Devi avere il pubblico, che dopo tutto questo tempo è anche più disposto a rischiare. Ha più voglia di essere sorpreso e da parte nostra deve esserci desiderio di sorprenderlo».

19 settembre 2020 (modifica il 19 settembre 2020 | 21:28)

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