Caso marò. L'Italia chiede l'immunità, l'India che vengano processati. La sentenza entro 6 mesi.

Caso marò. L'Italia chiede l'immunità, l'India che vengano processati. La sentenza entro 6 mesi.

Ultima udienza sul caso dei 2 militari italiani, Salvatore Girone e Massimiliano La Torre


Caso marò, ultima udienza sul caso dei 2 militari italiani, Salvatore Girone e Massimiliano La Torre. L'Italia chiede l'immunità, l'India che vengano processati. La sentenza entro 6 mesi.


L'Aja, 8 luglio 2019 - Caso Marò, dopo sette anni si apre oggi all'Aja l'ultima udienza davanti al Tribunale arbitrale internazionale per decidere quale tra Italia e India abbia la giurisdizione ad accertare le responsabilità dei due fucilieri di marina  Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, accusati di aver ucciso due pescatori indiani il 15 febbraio 2012 al largo della costa del Kerala, nel sud dell'India, durante una missione a protezione di un mercantile italiano. La sentenza è attesa entro 6 mesi.

LA POSIZIONE DELL'ITALIA - In apertura di udienza l'ambasciatore Francesco Azzarello ha messo in chiaro che Latorre e Girone "sono funzionari dello Stato italiano", impegnati nell'esercizio delle loro funzioni "a bordo di una nave battente bandiera italiana" e "in acque internazionali", e che pertanto sono "immuni dalla giustizia straniera".
Nel caso dei due marò, continua l'ambasciatore,  anche "le considerazioni umanitarie sono rilevanti: alla fine di questo arbitrato, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone saranno stati privati, a vari livelli, della loro libertà senza alcuna imputazione per otto anni".
Considerazioni umanitarie definite "rilevanti" anche nei confronti delle famiglie dei due pescatori, Ajeesh Pink e Valentine Jelastine: per questo, ha aggiunto Azzarello, l'Italia si impegna a "facilitare la loro partecipazione e rappresentanza" in qualunque procedimento successivo, nel caso venga riconosciuta la giurisdizione italiana.
"Agli occhi dell'India non c'è presunzione di innocenza: i Marò erano colpevoli di omicidio ancora prima che le accuse fossero formulate", dice ancora Azzarello, ricordando inoltre che in India "ci sono stati ingiustificabili rinvii del processo. Sono state inventate speciali procedure, in violazione con la stessa Costituzione indiana".

La ministra della Difesa Elisabetta Trenta su Facebook scrive: "Cari Salvatore e Massimiliano, non siete soli. Né voi, né le vostre famiglie. Vi mando un forte abbraccio a nome del governo e di tutta la Difesa".


 Si è aperta oggi l’udienza sui nostri due maro’. Il governo italiano ha massima fiducia nel Tribunale arbitrale...


Pubblicato da Elisabetta Trenta su Lunedì 8 luglio 2019



Anche il ministro dell'Interno Matteo Salvini posta sui social la sua vicinanza: "Sempre al fianco dei nostri militari, in Italia e nel mondo, perché difendono la nostra sicurezza, i nostri confini, il nostro orgoglio e la nostra dignità".


LA POSIZIONE DELL'INDIA -  "L'Italia sostiene di avere l'esclusiva giurisdizione" sulla vicenda dei marò, "ma bisogna tenere a mente che l'India e due suoi pescatori sono le vittime di questo caso", ribatte il rappresentante di Delhi, G. Balasubramanian. "Due esseri umani a bordo di una barca indiana sono stati uccisi da individui che erano su una nave commerciale". 
E dunque, dal punto di vista indiano, "l'Italia ha infranto la sovranità indiana nella sua zona economica esclusiva" con i due marò che hanno "sparato con armi automatiche contro un peschereccio indiano, il St. Antony, che aveva pieno diritto a operare in quell'area, senza il timore di essere fermato, essere oggetto di spari e avere due dei suoi membri di equipaggio uccisi". 
Il caso "è materia di tribunali nazionali e non dell'arbitrato internazionale" il cui mandato  "si limita all'interpretazione e all'applicazione dell'Unclos (la Convenzione dell'Onu sul diritto del mare, ndr)", ha concluso G. Balasubramanian.