Crisi di governo, M5s: “Chi vota contro Conte lo fa per non tagliare i parlamentari. Noi con Renzi e Boschi? La bufala dell’estate”

Crisi di governo, M5s: “Chi vota contro Conte lo fa per non tagliare i parlamentari. Noi con Renzi e Boschi? La bufala dell’estate”

Dopo gli scontri a distanza, i tentativi di mediare e ricucire fuori tempo massimo e il rifiuto di Matteo Salvini di lasciare il Viminale, fra poco più di 24 ore la crisi del governo gialloverde entrerà ufficialmente in Parlamento. Il primo passo è avvenuto la settimana scorsa con la calendarizzazione delle comunicazioni del presidente del Consiglio e domani martedì 20 agosto alle 15 ci sarà il discorso che segnerà il futuro dell’esecutivo. La pausa estiva dei politici si è ridotta a un weekend di riposo a cavallo di Ferragosto, durante il quale però, tra dirette Facebook e vertici eccezionali, sono continuate le trattative. Lo schema, salvo colpi di scena, sembra ormai disegnato: i 5 stelle non sono disposti a fare pace con il Carroccio “traditore” e oggi, dopo la riunione eccezionale convocata da Beppe Grillo con i suoi, il capo politico riunisce i parlamentari. Salvini sfrutta ogni occasione per accusarli di voler andare con Matteo Renzi e Maria Elena Boschi, ma spera ancora di ricevere una chiamata che cambi i piani in corsa. Dentro il Partito democratico intanto si inizia a fare sul serio e, nonostante le tensioni tra zingarettiani e renziani, si cerca di capire come sedersi al tavolo con i 5 stelle senza rischiare di perdere pezzi per strada.



M5s dice no alla Lega. Ma anche ai renziani: “Chi voterà contro Conte lo fa per non tagliare i parlamentari. Noi con Renzi e Boschi? Bufala”§

Oggi a parlare dal fronte M5s sono i ministri Riccardo Fraccaro e Alfonso Bonafede. “Voglio dirlo chiaramente”, ha scritto su Facebook Fraccaro, “noi non faremo accordi con Renzi e Boschi, è la bufala dell’estate che la Lega sta diffondendo dopo aver fatto cadere il governo. Il nostro obiettivo è tagliare 345 parlamentari, chi il 20 agosto voterà contro il presidente Conte lo farà solo per impedire la riforma. Questa è la verità”. Stessa linea anche per il titolare del ministero della Giustizia: “Non è difficile smascherare il gioco sporco che il sistema dei giornali e dei partiti sta portando avanti cercando di distrarre i cittadini dalla verità. Nella dimensione parallela che viene costruita ad arte accade di tutto. Chi ha tradito gli italiani e stracciato il contratto di governo, in pieno agosto, con una pugnalata piazzata sulla schiena, ora accusa di tradimento proprio il Movimento. Accade anche che nomi del passato che hanno creato disastri nel nostro Paese vengano addirittura associati alla parola ‘governo’. C’è una forza politica in Italia che ha sempre mantenuto la sua coerenza e ferma la bussola sull’interesse dei cittadini, non delle banche né dei comitati d’affare. Il Movimento non si siederà mai al tavolo con Renzi e/o Boschi. La questione non è personale: il Paese ha ancora bisogno di un cambiamento che è totalmente incompatibile con certi nomi. È un momento delicato per il Paese. Ora basta con le bufale, siamo seri per piacere. Grazie”.



Il primo passo l’ha fatto ieri il Movimento 5 stelle. Grillo ha radunato i vertici nella sua casa a Marina di Bibbona (c’erano Di Maio, Di Battista, Casaleggio, Taverna, Fico e i capigruppo) e insieme hanno elaborato la nota che ha chiuso definitivamente la porta al Carroccio. Poi il fondatore del Movimento ha anche girato un video in cui finge di dialogare con Umberto Bossi. Insomma, dal fronte grillino non sembrano esserci dubbi per il momento e il ritorno con i leghisti sembra improbabile. C’è un solo veto che rimane: il dialogo con Matteo Renzi.


Le tensioni nel Pd – Proprio lo scontro tra la corrente renziana e quella più vicina al nuovo segretario Nicola Zingaretti è uno dei punti deboli del nuovo tavolo. I fedelissimi dell’ex segretario non hanno dubbi e, come già detto dal loro leader pubblicamente, il governo con i 5 stelle è l’opzione migliore. Sul fronte opposto gli zingarettiani frenano. E le dichiarazioni vanno proprio in questo senso. “È vero, abbiamo cambiato idea sui 5 Stelle, ma di fronte a emergenze vere bisogna reagire con forza, il bene della Repubblica deve venire prima degli interessi di parte”, ha detto il capogruppo Pd al Senato Andrea Marcucci. Che ha usato parole positive anche sul presidente della Camera M5s Roberto Fico: “L’ho incontrato in una visita ufficiale. M’ha impressionato molto positivamente”. Il deputato dem Francesco Boccia invece, parlando con Repubblica, ha invece parlato in senso opposto: “Avere aperto a un nuovo governo prima dell’apertura della crisi è stato un tragico errore. E questo per eccesso di protagonismo”. E pure: “Penso sia più giusto sfidare a viso aperto Salvini andando al voto. Ma se mai dovesse esserci un governo Pd-M5s, Renzi dovrebbe impegnarsi direttamente con il coinvolgimento di personalità a lui vicine come Maria Elena Boschi“. Quest’ultima ipotesi, secondo alcuni dentro il Partito democratico, sarebbe addirittura un modo per neutralizzare la corrente renziana, dandone rappresentanza. Una scelta che difficilmente sarebbe accettata dal M5s e che per il momento viene usata da chi dentro il Pd vorrebbe il ritorno alle urne. Per ritrovare compattezza tra i dem, nelle scorse ore c’è stato l’intervento addirittura di uno dei padri fondatori, Romano Prodi, che ha invocato la nascita della maggioranza Ursula, ovvero l’alleanza tra le forze che hanno fatto eleggere la commissaria Ue qualche settimana fa. Ma questo vorrebbe dire coinvolgere anche Forza Italia, il vero tabù per il Movimento 5 stelle.


Le prossime tappe e il ruolo del Quirinale – Qualsiasi discussione è comunque prematura. Prima di tutto bisognerà sentire le parole del premier Giuseppe Conte all’Aula del Senato. Il premier, che nei giorni scorsi ha inviato due lettere a Matteo Salvini sul caso Open arms e ha già reso evidente come i rapporti tra le parti siano ormai definitivamente logorati, si rivolgerà al Parlamento e farà le sue comunicazioni sulla crisi. Al termine ci potrà essere un voto di fiducia sulle risoluzioni presentate dai partiti, oppure potrà recarsi direttamente al Colle per dare le dimissioni. Questa opzione potrà avvenire anche nel caso in cui la stessa Lega decida di votare in suo favore. A quel punto, tra mercoledì e giovedì, Sergio Mattarella farà partire una serie di consultazioni per riuscire a capire se ci siano le condizioni per una maggioranza alternativa. Come ricostruito dai giornali, non è escluso ancora il governo istituzionale per portare a elezioni. Il Quirinale ha fatto sapere che lo scenario da evitare in tutti i modi è quello delle scorse consultazioni quando, per arrivare alla formazione dell’esecutivo gialloverde, ci vollero tre giri di incontri con tutti i partiti. Serve un “progetto chiaro e solido“, è il concetto.


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