La truffa corre su internet:Cremona,quattro arresti Dalla guarda di finanza

Truffe su vendite online. Sono centinaia i clienti raggirati. Operazione delle Fiamme gialle. Quattro gli arresti per associazione a delinquere, frode fiscale e riciclaggio.
Quello delle truffe online ai danni, soprattutto, di grandi aziende è un fenomeno sempre più frequente, come emerge dagli ultimi dati del ministero dell'Interno secondo cui il servizio per la cooperazione internazionale di polizia ha recuperato 16 milioni solo negli ultimi mesi

Attraverso un sistema di siti di vendite online erano riusciti a truffare migliaia di ignari clienti: la guardia di finanza di Cremona ha arrestato quattro persone con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata alle truffe on-line, frode fiscale, bancarotta fraudolenta e riciclaggio. Grazie alle indagini condotte dal nucleo di polizia economico-finanziaria di Cremona sotto la direzione della locale Procura della Repubblica, è stato sgominato il gruppo criminale che era attivo nelle province di Torino, Brescia, Milano, Piacenza, Genova, Mantova, Parma e Verona. I finanzieri hanno sequestrato beni per 1,5 milioni di euro.

Quello delle truffe online ai danni, soprattutto, di grandi aziende è un fenomeno sempre più frequente, come emerge dagli ultimi dati del ministero dell’Interno secondo cui il servizio per la cooperazione internazionale di polizia ha recuperato 16 milioni solo negli ultimi mesi. L’ultimo attacco informatico sventato in ordine di tempo è stato scoperto e neutralizzato a Pechino: il sistema utilizzato prevedeva che qualcuno, segretamente, alterasse la comunicazione tra due parti che credono di comunicare direttamente tra di loro. Vittima era una importante azienda italiana che aveva, in corso, un ordinativo con un fornitore cinese con il quale intratteneva rapporti commerciali da oltre dieci anni. Alcuni giorni prima della conclusione dell’affare, la società aveva ricevuto una mail, dall’usuale indirizzo del fornitore, con la quale veniva comunicato che il versamento a saldo doveva essere fatto su un conto corrente (allocato a Pechino) diverso da quello utilizzato fino a quel momento; la richiesta non veniva considerata anomala e la transazione veniva portata a termine. Solo più tardi si è appurato che il fornitore non aveva mai chiesto di spostare i pagamenti sul nuovo conto corrente. Gli accertamenti hanno consentito di acclarare la truffa e di giungere al recupero della somma, circa 79mila euro.